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Ciao.

Io sono Arianna e vi do il benvenuto nel mio blog. 

La mia scelta di non contribuire

La mia scelta di non contribuire

Il tema di oggi è un po’ complicato e molto personale. Me lo avete chiesto in tanti, sui social, sul blog, su YouTube e anche di persona.

Come mai sei diventata vegana?

Ho aspettato parecchio a registrare questo video perché penso che il modo in cui si espongono certe idee, specialmente quelle che tendono a separare la gente più che ad avvicinarla, sia molto importante per far arrivare il messaggio nel modo giusto. Mi sento pronta? No. Ma ci provo lo stesso. 

Prima di iniziare voglio fare una premessa che spero porti anche i NON vegani a seguire fino in fondo questo video e questo articolo. Io non ho mai e mai condannerò nessuno per le proprie scelte personali. Penso che in quanto persone libere abbiamo il diritto di scegliere ciò che per noi è giusto e ciò che per noi è sbagliato. 

Partendo da questo presupposto inizio a raccontare la mia storia...

Circa 9 anni fa, ero seduta al tavolo della cucina di un mio vecchio amico in procinto di iniziare l’università di medicina. Avrò avuto 18/19 anni, fumavo, bevevo e avevo disturbi alimentari.

Questo mio amico mi raccontava di come il fumo incidesse gravemente sulla nostra salute e a fine serata decidiamo di smettere di fumare, assieme. Nello stesso periodo erano iniziate le prime voci su come anche la carne da allevamento fosse cancerogena per via del cibo e degli antibiotici che si davano agli animali, e così senza troppi pensieri o studi ho deciso che se dovevo eliminare il fumo avrei eliminato anche la carne.

Con altrettanta poca chiarezza per me, ancora ad oggi, non so perché abbia ripreso a fumare, bere e abbia continuato ad avere disturbi alimentari, ma non abbia mai ripreso a mangiare la carne. Forse era destino. chissà

Andiamo in fast forward fino ad un anno e mezzo fa. Fine Dicembre 2015. Ero in Corsica, i miei genitori erano appena ripartiti per l’Italia dopo un bel natale passato assieme ed ero a letto a coccolare il mio cagnolino guardando cowspiracy, un documentario sull’allevamento intensivo degli animali.

Quel documentario mi ha catapultato nella realtà in modo talmente prepotente che nonostante io non sia solita commuovermi, ero li sul mio letto a versare vasi e vasi di lacrime.

Il documentario in breve parla di come l’intensa domanda di carne e derivati degli animali, abbia portato l’uomo a snaturare il processo naturale delle cose e a creare vita per distruggerla, disfacendo attorno a se anche il mondo intero.

Non voglio entrare nei dati, per i quali se siete interessati trovate abbastanza materiale online, ma praticamente il messaggio di fondo è:

La gente richiede talmente tanti prodotti di origine animale: carne, formaggi, uova, latte, yogurt, ecc… che per soddisfare questa domanda bisogna alterare il sistema, creare più campi per il mangime, usare più acqua, fecondare più mucche, ecc…

 

La dieta a cui siamo abituati, che vede carne e derivati almeno una volta al giorno, non è sostenibile. Dobbiamo imparare a mangiare in modo più variato in modo da diminuire la domanda di carne e prodotti animali così che non vi sia un impatto disastroso sul nostro pianeta.

Nel primo episodio della serie Cooked su Neflix si parla di una tribù Australiana indigena che ogni weekend torna nel deserto e caccia il proprio cibo. Uno dei membri della tribù dice una frase del tipo: “Se non sei disposto a cacciarlo. Non hai il diritto di mangiarlo”. Penso che questo messaggio sia il riassunto più chiaro e profondo della mia visione delle cose. 

Ormai il cibo ci arriva nel piatto già bello tagliato, pulito e cotto. Nessuno sforzo per noi che molte volte dimentichiamo che ciò che stiamo mangiando ad un certo punto respirava, aveva un cuore, forse dei cuccioli o una mamma. Ci siamo talmente abituati a non fare alcuno sforzo se non andare con la macchina al supermercato che non ci rendiamo neanche conto di quello che stiamo mangiando. Io personalmente non avrei mai il coraggio, se non in situazione di fame estrema, di uccidere un’animale, e perciò scelgo di non farlo.

Ho sentito spesso criticare alcune culture asiatiche che mangiano cani e gatti, e non ho mai capito perché loro vengano accusati di qualcosa che anche noi facciamo quotidianamente. Soltanto perché abbiamo scelto il cane come animale domestico non vuol dire che abbia più valore di una mucca, un maiale o una gallina. Trovo il ragionamento poco logico.

Un altro punto che viene evidenziato in Cowspiracy e che sottolinea il mio passaggio da vegetariana a vegana riguarda l’industria del latte, ma anche delle uova. Un ambiente altrettanto, se non addirittura più crudele di quello della carne. La mia visione degli allevamenti a terra, e della produzione del latte era molto idealistica, probabilmente dovuta alle fattorie visitate da bambina. Sfortunatamente però quelle realtà sono poche ed il latte che compriamo quotidianamente al supermercato non viene da esse. 

Io non voglio condannare chi mangia la carne o prodotti derivati dagli animali, vorrei però chiedervi di essere consapevoli. Informatevi su quello che vi è dietro l’industria animale, che non è unicamente la realtà della fattoria con le mucche al pascolo e i polli nel pollaio, ma è quella della mass produzione. Siate consapevoli di ciò che scegliete di mangiare e portategli rispetto. Se avete la possibilità, scegliete alimenti a Km0, dei contadini che conoscete, e siate un po’ più avventurosi sul cibo che mangiate. Vedrete che anche se mangiate vegano qualche volta alla settimana non morirete di fame. :D

Voglio concludere con un altro messaggio per me importante. Io non ho mai cercato di imporre le miei idea a nessuno perché penso che il miglior modo di consegnare un messaggio si con l’esempio. Molte volte però mi è capitato di essere additata a mangia carote con tono molto dispregiativo come se stessi facendo un torto al mondo. Io non mi ritengo di poter giudicare le scelte di un altra persone, e penso che si possa imparare da chiunque. Non mi ritengo perfetta e punto a migliorarmi ogni giorno, sia facendo costante autocritica costruttiva, sia ascoltando chiunque abbia una visione diversa dalla mia. Vorrei infatti che queste scelte personali portassero la comunità a crescere e non a dividersi. 

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